Henry - Blog

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01-02-2020

#Simsity 2 – MAMBA FOREVER

Ciao a tutti e bentrovati su #Simsity, il blog ufficiale di Henry Sims, con il secondo episodio. Il mese scorso vi ho condiviso le ragioni per cui ho deciso di aprire questo blog, spiegando lo scopo della mia scelta e raccontando i primi mesi che ho vissuto a Bologna con la maglia della Fortitudo.

Eccomi qui, di nuovo con le cuffie alle orecchie e il computer tra le mani per raccontarvi il mese di gennaio, il primo di un 2020 già molto intenso. Calling Niro 3 By Devin McCoy e le canzoni del gruppo Griselda hanno fatto da colonna sonora alle mie giornate, alle mie trasferte e ai miei allenamenti; anche adesso che sto iniziando a scrivere è in riproduzione la mia playlist con Devin McCoy e Griselda. Ora non mi resta che ricordare e iniziare a scrivere.

L’inizio dell’anno è sempre un’alternanza di buoni propositi da una parte e di ritmi elevatissimi dall’altra che ostacolano la volontà, proprio come accade sul campo da basket in un match intenso e veloce. La prima grande lezione ribadita dall’inizio del 2020 e che risuona anche ora nelle mie orecchie è che non si può mai perdere il focus dall’obiettivo, neanche per una frazione di secondo. Per questo abbiamo perso 3 gare, commettendo errori nei momenti cruciali, eppure “non ci siamo mai persi d’animo e abbiamo lavorato sodo per tornare alla vittoria insieme, da squadra”

 

Poi è arrivata domenica 26 gennaio, giorno del posticipo della 20^ giornata di LBA contro Varese. Nel girone d’andata loro ci avevano sconfitti 83-60 e vincere avrebbe significato tanto per noi: avremmo interrotto la striscia negativa di sconfitte, ritrovato la fiducia di cui avevamo bisogno e, infine, avremmo onorato uno dei più grandi di tutti i tempi nel mondo del basket che ci ha lasciati pochi minuti prima dell’inizio del match, Kobe Bryant.

Ho saputo della sua morte proprio mentre stavo facendo riscaldamento e non volevo crederci. Lui è stato un idolo per me e per intere generazioni, un esempio da seguire come atleta, uomo e padre: era la personificazione dei valori del sacrificio e della dedizione, un modello di forza mentale che l’ha portato al successo in ogni sfida in cui si è cimentato. Ero sconvolto e ho ripercorso tutta la mia vita in un flash, riportando a galla tutti i momenti in cui ho dovuto lottare per ottenere ciò che volevo, rialzarmi dopo brusche cadute e continuare a lottare, migliorando per non cadere di nuovo. E lui c’era, Kobe è sempre stato parte di quei momenti: i suoi record e la sua voglia di vincere mi rassicuravano, erano la certezza del fatto che volere e potere fossero strettamente collegati fra di loro e che la parola impossibile non appartenesse al vocabolario.

In quello stesso momento ho realizzato di essere a centrocampo, di fronte al mio avversario, per conquistare la palla a due. Con tre sconfitte alle spalle, in difficoltà, ho pensato alla forza di volontà che avrebbe avuto lui, alla fortuna di essere lì con la mia squadra, davanti ai nostri tifosi sempre pronti a sostenerci e ho avuto una scossa di adrenalina, concentrandomi sulla partita per vincere con la squadra.

La gara contro Varese è stata frenetica, intensa e molto fisica; loro sono una bella squadra e superarli non è affatto semplice, soprattutto perché riescono sempre a rimanere in partita. Negli ultimi minuti di gioco siamo rimasti uniti, Pietro ha segnato un canestro importantissimo, abbiamo difeso bene e loro non sono riusciti a segnare per andare al tempo supplementare. Il rimbalzo sull’ultimo tiro è stato il mio, l’ho catturato e ho visto il cronometro arrivare a 00.00. Abbiamo vinto, siamo tornati alla vittoria davanti alla nostra grande famiglia, in nome di una Leggenda come Kobe Bryant.

Rientrato negli spogliatoi, ho acceso il telefono e ho scoperto ulteriori dettagli sulla morte di Kobe: era in elicottero con altre 8 persone, tra le quali la sua piccola Gianna (Gigi per tutti) che era una ragazza splendida, nonché una promessa del basket. Un dolore che non posso immaginare e una tragedia che rimarrà impressa nelle nostre menti.

 

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